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Infiammazione e malattie prostatiche

di Stefano Gentili Medico di Medicina Generale, Spec. in Urologia ed Ecografia Clinica, Terni

L’iperplasia prostatica benigna (IPB) con sintomi delle basse vie urinarie (LUTS) è la malattia urologica più frequente negli uomini anziani.
È caratterizzata dall’ingrossamento della ghiandola prostatica dovuta alla progressiva proliferazione, legata all’età, delle cellule prostatiche stromali e ghiandolari. La prevalenza complessiva dell’IPB nella popolazione maschile viene riportata >70% a 60 anni. Nei campioni bioptici di pazienti maschi nazioni l’infiammazione prostatica, è un reperto comune risultando presente nel 43-77% dei campioni.
La recente maggiore incidenza di questa patologia è da mettere in correlazione con l’allungamento della vita media della popolazione maschile e dal fatto che oggi le indagini cliniche sono più approfondite (visite più precoci e programmi di screening) per questi motivi l’IPB è sempre più frequente.
Anche se l’eziologia rimane incerta, è noto che alcuni fattori sono coinvolti nella sua patogenesi.
L’IPB è chiaramente associata al processo d’invecchiamento. Altri fattori che possono favorirne l’insorgenza sono: le alterazioni ormonali, un ambiente proinfiammatorio (resistenza all’insulina, iperinsulinismo secondario a sindrome metabolica), l’aumentata attività del sistema nervoso simpatico ed infine l’infiammazione locale.
In base a recenti studi, si dà sempre più importanza al ruolo svolto da un infiammazione locale cronica. Nel tessuto prostatico spesso si trovano
infiltrati infiammatori che contengono cellule T-macrofagi e citochine che ricordo essere importanti mediatori dell’infiammazione che svolgono un ruolo cruciale nell’avvio e nella progressione dell’IPB.
I pazienti con IPB e infiammazione cronica presentano volumi prostatici maggiori, sono predisposti a LUTS più severi, hanno una maggiore probabilità di sviluppare una ritenzione urinaria acuta e presentano una risposta più debole alla terapia medica convenzionale, rispetto ai pazienti senza infiammazione.
Sebbene per questa patologia l’esame istologico sia la procedura diagnostica ideale può essere effettuato solo nei pazienti sottoposti a biopsia per sospetto carcinoma della prostata.
Altri fattori predittivi di infiammazione cronica sono le calcificazioni prostatiche, il volume della prostata, la severità dei LUTS, i sintomi, la scarsa risposta al trattamento medico e i biomarcatori urinari e serici che rappresentano un’alternativa, non invasiva, alla biopsia.
Le citochine proinfiammatorie utilizzabili come biomarcatori predittivi di IPB sono l’interleuchina 8 presente nel liquido seminale, la proteina chemiotattica dei monociti 1 presente nelle secrezioni prostatiche ed infine i biomarcatori: CCR7, CTLA4, ICOS, CD401.G. Ciascuno di questi ha dimostrato di essere sovradosato, a livello dell’RNA messaggero, nei pazienti con infiammazione prostatica cronica.
Il ruolo fondamentale svolto dall’infiammazione prostatica cronica nella patogenesi e nella progressione dell’IPB sintomatica suggerisce, in questa patologia, potenziali benefici con l’uso di nuove terapie mediche antinfiammatorie.