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Malattie trasmesse dalle zecche

Redazionale con materiale fornito da Pfizer

La TBE è un infezione virale causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus simile a quello della febbre gialla e del dengue.
La malattia nel 70% dei casi si manifesta con lievi sintomi che spesso passano inosservati o solo con un modesto stato febbrile con guarigione completa.
Nel restante 30%, dopo un periodo di incubazione, che oscilla tra i 3 e 28 giorni, compare febbre alta, cefalea mal di gola, stanchezza, dolori muscolari. Nel 10/20% di questi casi inizia una seconda fase caratterizzata dal coinvolgimento del SNC (encefalite, meningite, paralisi flaccida a esito mortale (1% dei casi). La TBE in Italia è stata identificata nel 1994, nella provincia di Belluno, dove nel 2016 sono stati registrati 7 casi che hanno messo in allarme la zona.
La malattia è maggiormente diffusa nei paesi dell’Europa dell’Est, Baltici e Nordici.
L’infezione si verifica in seguito al morso di una zecca infetta che ospita il virus e funge da vettore.
Il periodo stagionale più pericoloso va da aprile a novembre e le zone più pericolose sono quelle boschive o rurali dove si trovano animali selvatici o domestici fra cui capre, pecore, caprioli o roditori infetti. Territori nei quali è stata identificata la presenza di zecche infette o segnalati casi di infezione nell’uomo.
La trasmissione da uomo a uomo non è riportata mentre sono stati segnalati casi di trasmissione dalla madre infetta al feto per via trans-placentare.
L’infezione può essere contratta anche con l’ingestione di latte non pastorizzato proveniente da animali infetti.
La zecca che si attacca alla cute per succhiare il sangue e spesso il morso non viene avvertito per la presenza di una sostanza anestetizzante nella sua saliva, va rimossa al più presto.
Dopo aver bagnato l’animale con un pò di olio si dovrà con delle pinzette afferrare saldamente la zecca per la testa e tirare delicatamente verso l’alto con un leggero movimento di torsione facendo attenzione a non schiacciarlo evitando così eventuali residui sotto pelle.
Una volta tolta disinfettare la parte.
La TBE ha un periodo di incubazione che oscilla dai 7-14 giorni.
L’andamento clinico è caratterizzata da due fasi: inizialmente per 2/4 giorni uno stato febbrile accompagnato da sintomi simi-influenzali (malessere, anoressia, dolori muscolari, cefalea, nausea e vomito) successivamente la febbre scompare senza lasciare ulteriori conseguenze.
Nel 20/30% dei casi, dopo una fase asintomatica, che può durare 1-8 giorni ricompaiono le manifestazioni cliniche caratterizzate questa volta dal coinvolgimento del SNC (febbre, cefalea, rigidità nucale) sintomi propri della meningite oppure (sonnolenza stato confusionale, disturbi sensoriali, alterazioni delle capacità motorie paralisi) sintomi di propri dell’encefalite.
Nei 2/3 dei pazienti infettati da TBE si manifesta solo la prima fase della malattia. Dopo un periodo di convalescenza che può essere anche lungo nel 10-20% dei pazienti possono residuare sequele neurologiche: cefalea cronica, difficoltà di concentrazione disturbi muscolari.
Raramente la malattia è letale (1-2% dei casi ) e il decesso può avvenire in 5-7 giorni per la comparsa di gravi sintomi neurologici.
La diagnosi si basa su test sierologici (ricerca di anticorpi specifici appartenenti alla classe IGM) che compaiono nel sangue e nel liquor. Altri esami sono la PCR e la RT-PCR
Non esiste una specifica terapia farmacologica.
La comparsa di meningite/encefalite richiede l’ospedalizzazione del paziente al fine di eseguire una idonea terapia di supporto. Farmaci anti-infiammatori come i cortisonici possono essere impiegati per il sollievo sintomatico.
Fondamentale è invece puntare sulla prevenzione.
Si consiglia di:
• camminare su sentieri battuti dove si riduce il rischio di presenze di zecche;
• indossare pantaloni lunghi e chiusi alle caviglie;
• utilizzare prodotti repellenti;
• controllare il proprio corpo per evidenziare la presenza di una zecca.
Esiste un vaccino (Pfizer) denominato TICOVAC che prevede la somministrazione di 3 dosi con richiami triennali per via IM nella regione deltoidea. Il periodo migliore per vaccinarsi è quello invernale così da essere protetti nel periodo di massima attività delle zecche.
La vaccinazione è raccomandata solo per le persone esposte al morso dell’insetto Il vaccino è importante perché non esiste un trattamento contro questa encefalite che può intaccare il SNC con conseguenze anche letali.
Le zecche trasmettono anche la malattia di Lyme contro la quale non esistono vaccini.
Un trattamento precoce con antibiotici evita il progredire del malanno che altrimenti tende a cronicizzarsi provocando gravi danni al sistema nervoso, alle articolazioni e ai muscoli.