Condividi su  

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

La Corte di Strasburgo condanna l’Italia per violazione dell’art. 8 e 13 CEDU

di Federica Fiocchi Avvocato, Terni

Un duro colpo all’Italia, la nazione che per le caratteristiche geografiche storiche e culturali, dovrebbe garantire come imprescindibile biglietto da visita, la tutela dell’ambiente e garantire il diritto alla salute.
La Corte, nel condannare l’Italia, riconosce l’assoluta urgenza di recuperare necessariamente le condizioni di salubrità, stante le violazioni dell’art. 8, quel diritto al rispetto della vita privata e familiare e dell’art. 13 il diritto a ricorso effettivo. Il nodo della matassa è nel rapporto tra esposizione ambientale, emissioni inquinanti e l’insorgenza delle malattie.
Nello specifico, i giudici della Corte di Strasburgo chiariscono che, vista l’inesistenza di una disposizione convenzionale che garantisca una protezione dell’ambiente; l’elemento che permette di valutare la violazione dell’art. 8 par.1 è l’esistenza di effetti negativi sulla vita privata delle persone. Gli studi condotti tengono conto delle incidenze e dell’aumentare delle malattie, i decessi per tumori e le diffuse patologie di gran lunga superiore alla media nazionale, in alcune zone d’Italia.
Questa Sentenza sovrannazionale, cui l’Italia dovrà necessariamente attenersi, secondo quanto designato all’art. 117 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, non potrà ignorare alcune dilaganti realtà.
L’autorevole Corte di Strasburgo, come organo giurisdizionale internazionale, riconosce la responsabilità delle istituzioni Italiane per la mancata tutela dei diritti dell’uomo, e pertanto, si dovrebbe vigilare circa il diritto inviolabile alla salute, costituzionalmente garantito, così da imporre ad imprese scellerate, un’adeguata tutela dell’ambiente.